Vojagon mal di sardegna tramonto golfo aranci

02

Apr
2017

MAL DI SARDEGNA

Posted By : Alessandro/ 3656 1

Il Mal di Sardegna ti prende quando meno te lo aspetti e diventa un compagno fedele delle tue giornate. Vorrai tornare, ritornare e tornare ancora…
Fa tutto parte del gioco: un panino preso sul lungo mare a Livorno, qualche messaggio per gli ultimi saluti ad amici e parenti, le macchine in fila, l’attesa. Un paio di cani giocano liberi fra gli spazi del porto. A intervallare l’orizzonte variopinto delle auto anche i camper, qualche camion. Due bambini giocano con il padre a pallone, la madre li osserva sorridente seduta sul bordo del baule della monovolume piena zeppa di bagagli. Gatti e gabbiani si contendono briciole e bocconi qua e là in una specie di gara che dimostri chi davvero fra loro due è il custode del porto.
Arrivare sull’isola in traghetto ha tutto un altro sapore rispetto all’aereo. Sebbene i profumi del mare non ti abbiano certo abbandonato per tutta la notte, quelli del porto sono un’altra storia. Mentre il sole fa capolino a un nuovo giorno, fuori sul ponte guardandoti intorno sembra di essere arrivati su un altro pianeta. In effetti probabilmente è così: per noi “del continente”, come dicono i Sardi, è uno spettacolo raro, visto solo guardando le vetrine delle agenzie viaggi sognando mete esotiche. Non scorderò mai l’immagine della luce tenue dell’alba, la brezza frizzante del mattino e lo scorrere lento della grande nave, fiancheggiando l’isola di Figarolo.
Il viaggio in traghetto è autentico, più di tutti gli altri ti dà la sensazione del viaggio vero, se vuoi anche un po’ pericoloso, in mezzo al mare di notte come i grandi esploratori. E’ slow, è attesa, è impotenza di fronte a qualcosa di più grande di te, ti intimorisce in un certo senso. Non puoi dire “Mi fermo, ne ho abbastanza” non puoi dire “Mi metto al riparo se piove”. Il mare ti mette alla prova, ti culla e ti sfida con la scontata onnipotenza di madre natura.
Prima di arrivare a Golfo Aranci il mare è blu, ma non di un blu di quelli che fanno paura, ed è straordinario perché ti mette a tuo agio. Sei a un passo dall’attracco, sei arrivato, avvolto da qualcosa di immensamente bello. Le persone si svegliano e mano a mano raggiungono anche loro il ponte. Mentre da un lato ti dispiace perché vorresti che quel momento fosse solo tuo, dall’altro non ti importa perché è talmente profondo che lo è comunque. La vegetazione mediterranea, gli scogli, i fari in lontananza. Chiudendo gli occhi mi sono sentito Colombo che arrivava ai Caraibi, con la sua caravella. Si sbagliava lui, che era convinto di trovare le Indie, mi sbagliavo io che ero convinto di andare in vacanza e invece mi sono ritrovato a fare un vero e proprio viaggio.
Le case iniziano a fare capolino, tutte colorate, riportandoti alla realtà. E’ quasi ora di scendere e conviene prepararsi. Anche il canto dei gabbiani indica che sei giunto in fondo alla traversata. Meglio godersi con calma pure l’attracco, inutile imbottigliarsi sulle scale dei garage solo per guadagnare 10 minuti di tempo, dopo averne spesi 30 su un piede solo fra la strutture di ferro della grande imbarcazione. Faccio sempre così anche al cinema: lascio la sala quando è praticamente vuota. Accalcatevi pure, sgomitate. Non mi interessa.
Vojagon mal di sardegna traghetto
Uno smagliante sorriso dal traghetto, di qualche anno fa
Perfino il mare del porto qui è più bello della maggior parte delle zone balneari a cui ero abituato da piccolo… Ed è solo l’inizio di quello che ti aspetta. La Sardegna è austera come le sue scogliere, è permalosa, ma è anche molto altro. E’ una donna impulsiva, forte, che una volta compresa però si rivela dolce e generosa. Ha solo bisogno di sentirsi libera. Non provare nemmeno a conquistarla, puoi solo farle capire le tue intenzioni. Al massimo se decide che gli sta bene, è lei a prendersi te.
Dopo 8 ore di acqua e buio mettere piede sulla terraferma fra quello spettacolo assomiglia molto alla sensazione che deve avere provato Armstrong sulla luna (nel caso in cui ci sia stato davvero…). Gli odori non sanno di casa, i colori sono più vivi, come se qualcuno avesse tolto un brutto filtro grigio dai tuoi occhi e avesse deciso di farti vedere davvero cos’è il sole, la luce, il cielo, la brezza, l’aria di mare. Questo qualcuno è Lei. E’ già lei che ti sta entrando sotto pelle e che forse quel dannato filtro non te l’ha tolto dagli occhi, ma dal cuore.
Senza aspettare, alla prima indicazione che portava a una caletta ci siamo avventurati. Non stavamo più nella pelle. Una spiaggetta qualsiasi, non rinomata, non ricercata. Il mare era già bellissimo. Una piccola sosta e poi è stato emozionante persino fare la strada che portava verso Olbia, fra rocce e macchia mediterranea. Abbiamo avuto modo di girare diverse spiagge e calette in quei giorni. Io non so nuotare, devo aver mangiato un frutto Gnam Gnam e averlo rimosso dalla memoria. Alla faccia di tutti quelli che i bambini si buttano in acqua, che imparano da soli, io sono stato ripescato dall’istruttore di nuoto con un bastone la prima (e ultima) lezione. Eppure quella sera, dopo un paio di giorni di infradito e costume, è stata magica. Per caso su consiglio di due carabinieri (questa poi ve la spiego un’altra volta) più o meno al tramonto abbiamo trovato questa spiaggia: Cala Brandinchi. Ho visto quel mare trasparente più del cielo, la spiaggia bianca come la farina, semi deserta, il fondo che si abbassava lentamente, l’acqua più calda di una piscina. Ci siamo buttati, incuranti dell’orario, dei costumi che non si sarebbero mai asciugati. Di tutto. Venti minuti dopo tornavo a riva con uno stile lontanamente rana (con una gamba rotta però), ma nuotando.
Era ormai buio quando con la macchina infradiciata tornavamo ricoperti di salsedine e sabbia, ma felici, verso il B&B. Le strade sono tendenzialmente buie. L’inquinamento luminoso non esiste. Scollinando una piccola altura, qualcosa in lontananza ha attirato la nostra attenzione. Saranno i fari di un’altra auto pensi. E invece no. Sono le stelle. Poco importa se potevamo essere investiti da qualcuno in arrivo. Al primo punto con un po’ di banchina a lato, 4 frecce e sosta con il naso all’insù. Dove diavolo sono state tutte quelle stelle fino ad ora? Uno spettacolo straordinario.
Vojagon mal di sardegna cala brandinchi
Mi sembra evidente che l'obiettivo di tenere dritta la fotocamera sia fallito.
In Sardegna tutto è rallentato. Abituato ai ritmi frenetici del nord vieni immediatamente percepito come qualcosa di estraneo. In pratica è come se ai loro occhi ti muovi a scatti, parli in modo accelerato, sei avventato, sprovveduto. Corri troppo. Te ne accorgi quando vai a fare la spesa, o a comprare un po’ di formaggio in uno di quei piccoli alimentari vecchio stampo a gestione familiare. I due anziani signori svolgono tutta l’operazione, che dove sono cresciuto durerebbe 13-14 secondi, con un’unità di misura che non può scendere sotto il muro del minuto. I secondi qui non esistono. Entro, acquisto, pago esco saluto: non esiste. Se hai visto Zootropolis e ti ricordi la scena del bradipo, su per giù capisci cosa intendo. Eppure non riesci a pensare “Ehm, ti muovi per favore?”. Anzi. Perché hanno ragione loro! Loro che il formaggio non te lo vendono se prima non lo hai assaggiato e così tutto il resto. Loro che sono la cosa che più di lontano possa esserci dai centri commerciali, che ti danno un senso di calma e dignità, che li vuoi immediatamente come nonni adottivi. E infatti nei tuoi ricordi li riconoscerai come tali. Loro che non hanno mai visto una fabbrica e si stupiscono quando gli dici che da te il cielo è più grigio, perché di fabbriche sei pieno. Si scambiano uno sguardo attonito. Poi con gentilezza ti invitano a trasferirti qui. Scopri solo parlando che lo sguardo se lo sono scambiati perché uno dei loro figli si è appena trasferito dalle tue parti, per i mille mila motivi che spingono i giovani sardi in cerca di opportunità a trasferirsi lontano da quello che per noi turisti è il paradiso terrestre tre mesi l’anno, ma che in realtà ha le sue complicazioni. Era uno sguardo di preoccupazione il loro.
Il rumore del grosso motore del traghetto in partenza non può cancellare in nessun modo il canto dei gabbiani dalle tue orecchie, né il colore del tramonto dai tuoi occhi. Il sole colora tutto di rosso nel frangente in cui si lascia inghiottire dal mare. Mentre lentamente prendi il largo, lo spettacolo lascia la maggior parte delle persone in silenzio e ammirazione. Forse, come succede a te, tutti stanno cercando di mettere ordine dentro sé stessi. Non è facile a volte tenere a bada le emozioni, non è facile dare loro un significato, rilegarle in uno scompartimento del tuo cervello o del tuo cuore in modo ordinato, quando ciò che stai lasciando ha appena finito di spostare un po’ più in là l’asticella. E’ appena riuscito a regalare ai tuoi occhi qualcosa di più bello di ciò che la tua fantasia abbia mai immaginato. Ho sempre sentito parlare del mal d’Africa. Ora possiamo confermare che esiste anche un Mal di Sardegna. Mentre cala la sera e vedi sfumare la costa, le scie bianche lasciate dalla nave sembrano fatte apposta per indicarti la strada del ritorno. Tienila bene a mente. Perché che ti piaccia o no, prima o poi sono sicuro che ritornerai.
Vojagon mal di sardegna tramonto golfo aranci
Il tramonto appena lasciato Golfo Aranci

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Scrivo, leggo, viaggio, suono, e poi riscrivo rileggo risuono e riviaggio ancora

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