a spasso nel tempo - la storia di pietro savorgnan di brazzà

20

Mar
2020

Pietro Savorgnan di Brazzà, eroe gentile e dimenticato PARTE 1/2 | A spasso nel tempo

Posted By : Alessandro/ 91 0

Pietro Savorgnan di Brazzà è uno di quei personaggi semi-sconosciuti che ha cambiato per sempre il mio modo di vedere il mondo.

È il 14 settembre 1904 e ci troviamo a Dakar, Senegal. Un uomo, sta morendo in circostanze misteriose, forse per una malattia contratta durante il suo viaggio, forse per avvelenamento. Non è un uomo qualunque: ha 53 anni e il suo nome è Pietro Savorgnan di Brazzà. Un uomo che, praticamente da solo, ha cambiato per sempre l’approccio al colonialismo e il volto della storia.

a spasso nel tempo - pietro savorgnan di brazzà - eroe gentile e dimenticato

Pietro Savorgnan di Brazzà nasce a Castel Gandolfo nel gennaio del 1852, settimo di tredici figli. Suo padre Ascanio e sua madre Giacinta sono dei nobili di origine friulana e laziale. Cresciuto a Roma Pietro ha un sogno: viaggiare e diventare un esploratore. Per inseguire questa ambizione a soli 15 anni si trasferisce in Francia, paese che svolgerà un ruolo fondamentale per tutto il resto della sua vita. E’ in questi anni, mentre Garibaldi marcia su Roma completando l’unità d’Italia, che finirà gli studi. Ama la storia, la geografia e i resoconti di viaggio. Si arruola in marina per realizzare i suoi sogni e avere la possibilità di viaggiare. Un luogo su tutti: l’Africa.

In quella fase storica il continente nero è terra di conquista, le grandi potenze europee fanno a gara per il dominio coloniale africano e non. Basti pensare che quasi due quinti dell’intero mondo sono sotto il dominio di Francia e Inghilterra.

Il primo contatto con l’Africa Pietro lo ha nel maggio del 1871. Giovanissimo ufficiale di vascello si imbarca per l’Algeria, la Francia deve placare la rivolta dei Mokrani, stanchi dell’occupazione e la mancanza di indipendenza. L’insurrezione finisce nel sangue: gli oppositori vengono massacrati e chi fra i loro capi sopravvive, viene deportato in sperdute isole del Pacifico. L’avvenimento crea in Pietro un sentimento di repulsione. Nello stesso anno, la fama di un altro importante uomo inizia a farsi largo nel mondo dell’esplorazione: il suo nome è Henry Morton Stanley, giornalista gallese naturalizzato britannico.

henry morton stanley
Henry Morton Stanley

Nel 1872 Pietro Savorgnan di Brazzà ritorna in Africa, imbarcandosi su una fregata che ha la missione di mettere a freno il commercio di schiavi, illegale dal 1848, ma ancora presente. Arriva in Gabon, avamposto francese. Non attracca in un luogo qualsiasi ma alla foce del fiume Ogooué. Di fronte a un territorio inesplorato, l’anima, il cuore e lo spirito gli ribollono. Il suo sogno sta diventando realtà.

Pietro si è fatto notare e nel 1875 riesce a ottenere un incarico importante, il Ministero delle Marina Francese, seppure mettendogli a disposizione mezzi modesti, gli affida una missione. Il suo compito è quello di risalire il fiume Ogooué per poter permettere alla colonia francese di espandersi verso l’interno del continente e creare un collegamento con il bacino del Congo. Guida una squadra di meno di 20 persone, un medico, un naturalista e altri 16 uomini, tutti africani, senegalesi e gabonesi, che aderiscono alla missione volontariamente. Risale l’Ogoouè fino alla fonte, fondando avamposti durante il suo viaggio ma capisce che non è la strada giusta e la cambia.

3 anni dopo nel 1878, dopo aver percorso più di 1500 km, aver scoperto specie animali e vegetali mai conosciute dagli europei, ed essere entrato in contatto con le diverse popolazioni della zona è costretto a rientrare in Europa.

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Il fiume Ogooué

Quello che fa Pietro Savorgan di Brazzà è straordinario. Mentre Stanley scopre e ridiscende il fiume Congo a colpi di cannonate appoggiato da un intero esercito per conto del Re Leopoldo del Belgio (nascosto dietro la scusa della missione umanitaria), Pietro stringe legami pacifici e di cooperazione e commercio con le tribù locali. Si informa, studia, impara i loro costumi, la loro lingua, ottiene la loro fiducia. In Francia vengono pubblicate le sue gesta e quando rientra a Parigi lo stesso anno, la sua fama lo ha preceduto: è accolto in patria come un eroe. A 26 anni Pietro è nominato Cavaliere della Legione d’Onore e riceve la medaglia d’oro dalla Società Geografica francese e italiana.

Re Leopoldo lo invita a Bruxelles e Pietro accetta. Sul tavolo la più straordinaria delle offerte: il re del Belgio lo vuole al fianco di Stanley nella conquista del Congo e di tutta l’Africa tropicale. Un esercito di 500 soldati a loro disposizione, mezzi e denaro praticamente infiniti. È tutto così diverso dai 20 uomini che lo hanno accompagnato nella sua ultima missione.

Pietro potrebbe scrivere definitivamente il suo nome nella storia, realizzare qualunque sogno da avventuriero ma prende una decisione senza pensarci due volte: rifiuta. Quello di Stanley non è il suo stile e l’ipocrisia della conquista feroce mascherata da missione umanitaria non è tollerabile. Ora sa anche però che non ha tempo, non può più sprecare nemmeno un giorno.

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Re Leopoldo II del Belgio

Riparte da solo per l’Africa, arriva in Gabon, raccogliendo volontari sul posto risale di nuovo l’Ogoouè, per poi dirigersi in direzione del fiume Congo. Tra gli uomini che lo accompagnano ce n’è uno in particolare, un senegalese, chiamato Malamine. Il suo nome è da tenere bene a mente perchè svolgerà un ruolo fondamentale nella sua vita. Un incontro inaspettato lo stupisce: per la prima volta nella storia del continente nero, un capo tribù ha mandato un suo emissario incontro all’uomo bianco, probabilmente l’unico uomo bianco di cui, fino ad allora, un africano si fosse mai fidato. Re Makoko di Mbé, il leader della tribù dei Bekètè vuole parlare con lui. In compagnia del solo “ambasciatore”, viaggia due giorni a piedi fra la terra bruciata dal sole fino ad arrivare al bacino del Congo. Quando lo vede di fronte ai suoi occhi, quando vede quella immensa distesa d’acqua la sua emozione è fortissima.

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Re Makoko di Mbé

Rimane ospite di Makoko per 25 giorni al termine dei quali sancisce un trattato di pace commerci e reciproca protezione con 40 capi tribù locali. Dove Stanley sta arrivando con le cannonate, Pietro è già arrivato con una capacità di comunicazione, diplomazia ed empatia senza eguali. Il trattato non viene firmato in un luogo a caso, ma in uno speciale, proprio sulla sponda del fiume Congo. Quel luogo oggi prende il nome di Brazzaville ed è la capitale dell’odierno stato africano.

Ansioso di tornare in Francia parte per il percorso inverso ma non prima di avere nominato sergente Malamine, riconoscendone il grande valore. Gli lascia una bandiera francese, qualche munizione e due uomini, con il compito di proteggere ad ogni costo la loro nuova postazione e di onorare la posizione ottenuta con Makoko.

Il sergente Malamine storia di pietro savorgan di brazzà
Il sergente Malamine

Durante la marcia di ritorno incontra Stanley e il suo esercito. L’inglese lo tratta con supponenza, lo deride. Pietro è spossato e stanco delle centinaia di chilometri percorsi a piedi, ma lo ignora e tira dritto. Deve tornare in Francia il prima possibile. Raggiunto uno degli avamposti francesi, Franceville, si ferisce ed è costretto a rimanere in Africa. Fa spedire il trattato a Parigi e si ferma nell’attesa di recuperare le forze. Non sa che Stanley ha ridisceso il Congo e si prepara a completare la sua conquista. Conquista che non avverrà completamente. Il britannico infatti si trova di fronte l’uomo più determinato del mondo, il sergente senegalese Malamine, e una lunga serie di bandiere francesi che occupano già i villaggi. Malamine non lo lascerà passare, bloccherà il grande esercito costringendolo a fermarsi e porre la propria base sull’opposta sponda del Congo. Quel luogo oggi si chiama Kinshasa.

Qualcosa non va, i rifornimenti tardano ad arrivare, Pietro Savorgnan di Brazzà si indebita per poter continuare a mantenere attive le colonie a sue spese. Impegna il patrimonio personale e quello dell’amata sorella. Deve inviare risorse a Malamine a tutti i costi.  C’è di più: arriva a Franceville un ufficiale della marina, tale Louis Mizon, che solleva dall’incarico Savorgnan, assume il comando delle colonie e con una scusa richiama Malamine a Franceville. Dove non riesce ad arrivare la guerra arrivano la politica e la corruzione: Luis Mizon è corrotto da Re Leopoldo, che ha nel frattempo iniziato una campagna diffamatoria nei confronti dell’esploratore italo-francese. Malamine, fedele a Pietro, ha intuito tutto. Esegue l’ordine ma solo dopo essersi assicurato con la complicità di Re Makoko e le tribù riunite, che le bandiere della Francia continuino a sventolare a qualunque costo.

E lo faranno.

>>Vai alla seconda parte

 

Fonti fotografiche e storiche:

http://www.wikipedia.org

http://www.pietrodibrazza.it/pietrodibrazza/cronologia/cronologia.html

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Scrivo, leggo, viaggio, suono, e poi riscrivo rileggo risuono e riviaggio ancora

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